"Guai nel Pdl? E’ colpa dei capetti locali" |
"Tre candidati sindaco di centro-destra sono un autogol" secondo Morselli. Si sarebbe ritirato se da Roma fosse arrivata l'indicazione di nome solo. Così "le primarie si faranno al primo turno". E quanti voti prenderà? "Almeno 10 mila" |
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di Melania Di Giacomo (da La Stefani n. 11/2009) |
Non ci ripenserà come hanno fatto altri? "Il nome sulla scheda a giugno ci sarà. Penso proprio di sì". La candidatura di Cazzola ha cambiato le dinamiche nel centro-destra? "Con i tempi classici dell’imprenditore ha preso in contropiede le lungaggini della politica, creando un problema in un Pdl che non è riuscito a trovare un candidato autorevole da presentare. Se ci fosse stato un candidato politico, Cazzola non si sarebbe più presentato per non scontrarsi sul fronte interno. Con più nomi al primo turno si attuano quelle primarie che il Pdl non ha fatto, mi auguro che chi andrà al ballottaggio abbia il supporto di tutti gli altri, se no sarebbe un harakiri". Tre candidati afferenti al centro-destra (Cazzola, Guazzaloca e lei). Non è un autogol interno? "Certo che lo è. E’ una cosa assurda, la sinistra non è mai stata tanto in crisi, hanno un candidato uscito dalle primarie del Pd che fa i manifesti senza simbolo; l’unione doveva fare la forza, avremmo dovuto trovarci tutti intorno ad un unico candidato. Sarei stato il primo a ritirarmi se questo fosse stato possibile, ma l’inconsistenza, la gelosia e le ripicche di alcuni capetti del Pdl bolognese hanno impedito di arrivare ad una soluzione unica e concordata. E Bologna rischia di pagare queste scelte. Mi auguro che Berlusconi al più presto cominci ad occuparsi in prima persona della città esautorando questa classe dirigente che ha fallito totalmente e non merita più fiducia. Il Pdl è allo sbando". Al ballottaggio darà delle indicazioni di voto chiare? Chi sceglierebbe tra Cazzola e Guazzaloca? "Indubbiamente appoggerei Cazzola. Cofferati ha governato molto male, avrebbe governato meno peggio se Guazzaloca fosse rimasto in consiglio comunale, è mancata completamente l’opposizione che lui avrebbe dovuto guidare". Sollecitando Berlusconi si augura un centralismo che va nella direzione contraria alla scelta di candidarsi con le liste civiche. Non dovevano essere le amministrative del civismo e della scelta di escludere i simboli di partito? "Gli unici candidati veramente civici sono Cazzola e Pasquino. Guazzaloca oltre ad aver fatto il sindaco, anche allora da espressione di un campanile, ha ricoperto all’antitrust un incarico tipico della spartizione politica, era un posto che spettava all’Udc e Casini ha nominato lui. Quindi non si può dire che Guazzaloca sia civico. La civicità è solo un modo di conquistare qualche voto in più dandola ad intendere". Un modo per cavalcare l’ondata anticasta? Questo era uno dei vostri cavalli di battaglia "La gente non ne può più del palazzo. Vuole candidati che nascano dalla piazza. La casta c’è e non merita più un’apertura di credito. Tanto è vero che adesso si vota contro più che andare a vedere chi ci assomiglia di più". Parlava dei capetti locali. Si riferiva a Raisi, o comunque a gente con cui ha fatto un pezzo di strada. Come li vede adesso come candidati contro? "An è molto divisa sulla candidatura a sindaco. Raisi appoggia Guazzaloca, anzi ha detto che Cazzola è socio di Consorte bollandolo come marchio di infamia. Dall’altro lato c’è Berselli che ha preso le distanza da Guazzaloca e sostiene Cazzola. Obiettivamente questi sono atteggiamenti che non possono non lasciare sconcertati. C’è da chiedersi se An esista ancora Bologna. Intanto ha una grande responsabilità, quella di aver accreditato Cofferati come uno sceriffo. An, partito d’ordine, si è seduta ad un tavolo di trattativa, dandogli un’apertura di credito per quello che stava facendo. Ha così ampliato la sua fama di uomo d’ordine. Obbiettivamente è una cosa ridicola. Ha fatto più la minoranza inciucista che l’opposizione tenace che volevano i bolognesi". E lei su quanti voti conta? Credo che il mio elettorato sia quantificabile realisticamente intorno ai 10 mila voti. Possono essere di più con dei passi falsi degli altri candidati. Sono moltissimi 10 mila voti. "Non mi faccio prendere dai sondaggi. Non sono stato mai eletto prevedendo di esserlo, e di campagne elettorali ne ho fatte tante. Ho un elettorato di riferimento sul territorio: gente che è totalmente fuori, a cui non si arriva. Le assicuro che 10 mila voti non sono molti sentendo gli umori che ci sono in giro. L’elettorato di destra nel 2004 si è diviso tra i 18 mila voti di An, 24 mila ne ha presi Forza Italia, poi ha preso 40 mila voti La tua Bologna. Ma quest’elettorato di destra non si riconosce né in Guazzaloca, né in Cazzola: bisogna dare delle motivazione forti per far votare per l’uno o per l’altro. Ho provato a sondare il terreno mettendo in giro 200 manifesto prima di Natale e da lì è partita la mia avventura". Quanto può costare una campagna elettorale? "Non moltissimo… “Un bulgnèis a Bulagna? Benessum” l’ho fatto io e se non va bene devo prendermela con me stesso. Più in là ci sarà un jingle che sarà il tormentone della primavera. So di dover fare a spadate con Maciste avendo una forchetta in mano, ma cercherò di non soccombere". Quali saranno i temi su cui puntare in campagna elettorale? "Credo sia sciocco non dire che si punterà sulla sicurezza. Però sono convinto che l’ordine pubblico spetti al questore e al prefetto. Al sindaco e alla sua giunta spetta tutto quello che rende vivibile un territorio, creare le condizioni affinché possa essere gestito al meglio dalle forze dell’ordine. Quindi il piano traffico è essenziale, così come la pulizia, l’arredo urbano, il rispetto delle ordinanze di chiusura degli esercizi. Inoltre i vigili urbani in strada che attuino quei controlli che si vogliono far fare alle ronde. Se mi chiede se sono favorevole o contrario alle ronde non posso essere che contrario, sono il fallimento dello Stato, che si trova a cautelare la gente con misure eccezionali. Se tutto funzionasse non ce ne sarebbe bisogno. Il sindaco deve creare delle condizioni, e se prefetto e questore sbagliano devono essere rimossi". Determinanti saranno anche i temi economici. I commercianti accusano la politica e chiedono un intervento. "Per salvare quel poco che resta delle attività commerciali si deve riaprire il centro. Bisogna rivedere il piano traffico e fare un piano parcheggi partendo dalle aree delle ex caserme militari. Bologna era una città molto tollerante, aperta, con un grande senso civico. La gente riempiva gli spazi naturalmente, oggi è una città di divieti, di paletti, di telecamere. Ormai il centro è diventato una caserma". Il punto di partenza è opposto, ma anche la sinistra dice questo. E’ vero che in giunta la chiamavano il compagno Morselli? "Imbeni mi chiamava così. Quando ero in consiglio non ho mai votato per far andare sotto la giunta, mi dovevano motivare il voto. Non mi sono mai messo d’accordo con nessuno per questo. E su delibere controverse il segretario generale una volta disse ridendo: “Vediamo cosa pensa il compagno Morselli". |
